sabato 18 giugno 2011

Ansia ed Attacchi di Panico, c'è la teoria cognitivo compotamentale. Mio articolo pubblicato sul Messaggero il 16 Giugno 2011

L’ansia fa parte del nostro vivere, ma in alcune persone può raggiungere livelli talmente eccessivi da trasformarsi in un vero e proprio attacco di panico. La parola panico deriva dal Dio Pan signore dei campi e delle selve, si adirava con chi lo disturbava emettendo urla terrificanti provocando nel disturbatore la paura. Si narra che il Dio Pan venne visto fuggire dalla paura da lui stesso provocata.
L’attacco di panico può essere definito come un’eccesiva reazione fisica e psichica ad un evento vissuto come minaccioso e quando è ricorrente può trasformarsi in un vero e proprio disturbo di panico. Il disturbo di panico, classificato come disturbo d’ansia, è frequente nell’adolescenza e nella prima età adulta. Gli attacchi di panico possono essere distinti in: ‘attacchi di panico inaspettati’ “stavo al supermercato ed all’improvviso mi sono sentita svenire”, ‘attacchi di panico scatenati da specifiche situazioni’ “ adesso gli attacchi di panico si manifestano ogni volta che mi trovo in un ambiente pieno di gente e mi sento svenire”, ‘attacchi di panico sensibili alla situazione’ “adesso il panico mi assale anche in situazioni diverse da quelle di sempre. Per esempio ieri mi sono sentita male mentre leggevo un libro”. Molti studi affermano che siano una combinazione di tre elementi fondamentali: pensieri, emozioni e processi fisici. I sintomi fisici possono riguardare sensazioni di sbandamento, sudorazione, tremori, paura di morire o di impazzire, sensazioni di soffocamento, palpitazioni o tachicardia, dolori al petto, nausea, disturbi addominali, derealizzazione o depersonalizzazione, brividi o vampate di calore, sensazioni di formicolio. Queste sensazioni conducono l’individuo ad innescare forti emozioni associate a pensieri negativi (“avrò un infarto”, “ora svengo”, etc..) che lo portano ad allarmarsi eccessivamente. Questo modo di pensare peggiora i sintomi creando un circolo vizioso (sensazione-pensiero-emozione-sensazione-etc..) e l’esperienza vissuta innesca pensieri negativi (“e se mi verrà un altro attacco di panico?”) arrivando a un punto che la persona tende ad evitare tutte quelle situazioni che ritiene possano provocarle ansia e quindi attacchi di panico. Ho potuto verificare in questi anni, e molti studi lo confermano, che la terapia cognitivo comportamentale è molto efficace nella cura degli attacchi di panico. L’80% delle persone si liberano del disturbo dopo un breve periodo di terapia. Intervengo a livello del corpo, con tecniche di rilassamento, controllo della respirazione, alimentazione, a livello dei pensieri individuando quelli disfunzionali aiutando la persona a trasformarli in pensieri più funzionali ed a livello di azioni cercando gradualmente di ridurre le situazioni che vengono evitate. L’intervento così strutturato ridona all’individuo la sua autonomia.

per approvondimenti visita il mio sito personale



mercoledì 19 gennaio 2011

La Dipendenza di Internet (IAD) e le nuove dipendenze

In questi anni lo sviluppo tecnologico ha messo a disposizione nuovi sistemi di comunicazione basati su Internet (chat, messanger, social network, spazi virtuali, etc….).
Tali “metodi” stanno facilitando lo scambio di informazioni e di idee ma, nello stesso tempo, sembra che il loro uso “improprio” stia producendo dei fenomeni psicopatologici che si esprimono con una sintomatologia di “dipendenza”.

Sembra, quindi, che si stia diffondendo una vera e propria psicopatologia che va sotto il nome di Internet Addiction Disorder (I.A.D.) (disturbo da dipendenza da internet), dovuta all'abuso dell’uso del “mezzo”.

E’ evidente che tale “dipendenza” è legata all’utilizzo che se ne fa del “mezzo” non alla tecnologia stessa.

La IAD è annoverata tra le Nuove Dipendenze (New Addiction) che comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l'intervento di alcuna sostanza chimica.
Tra le New Addictions possiamo annoverare anche la dipendenza dal Gioco d'Azzardo, dallo Shopping, dal Lavoro, dal Sesso, dal Cibo, dalle Relazioni Affettive.

Secondo una ricerca on-line condotta da Kimberly Young (esperta nello studio della IAD) (leggi intervista), i soggetti dipendenti settimanalmente stanno “in rete” otto volte di più dei non-dipendenti; inoltre i primi tendono ad incrementare progressivamente il tempo di collegamento, al contrario dei secondi.
Mentre i normali utenti non riportano interferenze nella vita quotidiana e vedono Internet come una risorsa, i soggetti dipendenti subiscono da moderati a gravi problemi, a causa dell’abuso della Rete.

In generale sono stati riconosciuti, allo stato attuale degli studi, i seguenti tipi di “internet dipendenza” (IAD):
• da gioco d'azzardo patologico: la net compulsion (gioco d’azzardo on-line o aste),
• da cyber-relazioni: la ciber-relational addiction (stringere amicizie o relazioni sentimentali on-line);
• da cybersesso: la Cybersexual addiction (utilizzo di pornografia sulla rete);
• da MUDs (giochi di ruolo on line): la computer addiction che prevede la creazione di identità fittizie in quelli che vengono definiti multi user dungeon (o dimension o domani), giochi di ruolo virtuali in cui ogni giocatore interpreta un personaggio in una realtà virtuale, parallela a quella reale;
• da eccesso di informazioni: l’information overload (ricerca ossessiva di informazioni e notizie).

Secondo i più recenti studi, questa “dipendenza” si manifesta attraverso una serie di sintomi:

1 -la necessità di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
2 - la marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3 -lo sviluppo, dopo la sospensione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, classici sintomi di astinenza;
4 - la necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più lunghi rispetto alla fase iniziale;
5 - l’impossibilità di interrompere, o tenere sotto controllo, l’uso di Internet;
6 - il dispendio di una grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7 - il continuo uso di Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici causati dalla perenne connessione alla rete.

Le terapie che sembrano essere più efficaci come evidenziato in una intervista alla Dot.ssa Young sono "..la cognitivo comportamentale, il tradizionale Gruppo di Supporto dei 12-Passi e la terapia coniugale o familiare ...."

Alcune letture:
- Intervista a a K.S. Young


- Tipologie e caratteristiche delle nuove dipendenze


- PRESI NELLA RETE: intossicazione e dipendenza da internet


- Articolo su "Dipendenza Internet"

martedì 11 gennaio 2011

la teoria comportamentale e l'eiaculazione precoce

Vi propongo una lettura sulle problematica dell'eiaculaizone precoce in cui si evidenzia l'utilità della metodologia comportamentale nella cura di questo disturbo.

".....La mancanza di una definizione univoca dell’eiaculazione precoce e la scarsa chiarezza circa la sua strategia non ha però impedito lo sviluppo di diverse strategie d’intervento mirate ad incrementare la latenza eiaculatoria ed il controllo. Quelle predominanti sono certamente le terapie comportamentali, meglio se affrontate in coppia e quelle farmacologiche; delle altre non vi sono alcune prove di efficacia. Nelle terapie sessuali comportamentali si insegna all’uomo, meglio in terapie di coppia in cui la compagna è presente e partecipante, tecniche specifiche. La compartecipazione della partner ha effetti indiretti non solo sul trattamento della componente ansiosa di entrambi i partner, ma anche sul fatto di tenere in giusta considerazione la sua soddisfazione sessuale che conseguentemente al problema del maschio si presenta.

Non si vuole quindi condannare l’utilizzo del farmaco, ma ci sembra inopportuno indicarlo come panacea di ogni male, perché non solo impigrisce il clinico nella ricerca dell’etiopatogenesi di disturbo studiato da molti anni ma ancora lontano da una definizione etiologica chiara, ma impedisce anche una più completa comprensione del problema e quindi il suo trattamento in toto, quindi come problema oltre che personale, di coppia.---"


Intero articolo dall'Osservatorio Psicologia nei Media